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La donna teneva stretto fra le mani un foglio rovinato. Sopra di esso c’erano diversi colori di penna, cancellature e scarabocchi. Ci aveva messo molto per scrivere ciò che stava per leggere. Arrivato il suo turno salì il piccolo gradino e si avvicinò al microfono.

"Oggi voglio raccontarvi una storia.

Quella che mi porterò dentro per sempre. Quella che non scorderò mai. Quella che, ogni volta che la racconto, mi provoca un tuffo al cuore. Quella che mi fa piangere e ridere allo stesso tempo.

Voglio raccontarvi dell’ultima volta che ho visto la mia migliore amica.

Sono passati esattamente 18 anni e 9 mesi.

Eravamo delle adolescenti in piena tempesta ormonale. Con genitori separati, con la tristezza negli occhi. Innamorate dell’idea dell’amore. Tra sabati sera passati a bere e domeniche pomeriggio a studiare storia. Risate,lacrime,sigarette e musica. Sempre insieme. Sempre unite.

Avevamo un sogno. Scappare. Andarcene da quel paese troppo piccolo per noi. E lei ce la fece.

"Andrò un anno in America".

Sapevo che si era iscritta per vincere una borsa di studio. Poi passò le selezioni. Avevo paura di perderla. Poi arrivò la notizia. Ce l’aveva fatta.

Passammo gli ultimi mesi insieme. Al massimo.

Arrivò il 2 agosto, la accompagnai fino a Roma. In treno teneva una mano a me e una al suo ragazzo,con cui stava da sei mesi. Mi sorrideva,cercava di rassicurarmi.

Mi promise che saremmo state sempre amiche. Che non sarebbe cambiato nulla. Che sarebbe tornata l’estate dopo con la sua pelle da mozzarella abbronzata e mille cose da raccontarmi. Mi disse anche che era innamorata. Che il giorno prima aveva fatto l’amore ed era stato stupendo. Che aveva smesso di contare le calorie e aveva iniziato a godersi la vita,grazie a me. Mi disse che era felice. Mi disse che doveva andarsene e che avrebbe fatto bene ad entrambe. E per l’ultima volta, disse di amarmi.

All’aereoporto mi abbracciò forte, come non mai. E, ve lo giuro, a ripensarci ricordo ancora il suo profumo.

Il dolore che provo ancora oggi ha un nome: mancanza. Mi manca. Mi manca così tanto che se mi fermo a pensarci farei prima ad uccidermi. Mi manca, seppur avevamo solo 15 anni e ora ne ho 33. Mi manca,anche se ora ho un marito e due figli.

Mi manca, perché non potrò mai rivederla. Non potrò svegliarmi domattina e telefornarle. Non potremo mai fare tutte quelle cose ci eravamo promesse. Non avremo mai una casa al mare assieme. Non potrò raccontarle delle delusioni d’amore, della mia prima volta. Non potrò raccontarle della paura prima del matrimonio e della gioia che provavo mentre concepivo i miei figli. Dell’ansia pre maturità, dei pianti perché il lavoro non c’era e non si trovava, delle corse in treno per l’università.

Mi sorrise un’ultima volta. Mentre salutava il suo ragazzo la guardai. Era bellissima. Era la cosa più bella che avevo. Non concepivo la vita senza di lei e la sua risata.
Ci sorrise, mentre piangeva. Si incamminò verso la porta, con la sua valigia troppo piccola. Si girò un’ultima volta. I suoi occhi non li scorderò mai. E’ come un’immagine impressa nella mia mente.

Dopo queste esperienze si pensa di non riuscire più a vivere. L’ho pensato pure io. Ci si lascia andare. Si ha un vuoto dentro. Non si trova più un senso alle cose. Non si vive, si sopravvive. Ma col tempo, e l’amore, tutto migliora.

E con questo non dico che la dimenticherò. Non dico che alcune sere ci penso ancora a lei. Che in molte situazioni penso “chissà cosa direbbe Elena,cosa farebbe”.

Seppur sono passati 18 anni e 9 mesi, lei è ancora la mia migliore amica. Dopo di lei, nessuna è stata alla sua altezza. E io ci ho provato, credetemi. C’è stato un periodo dove ero arrabbiata con lei, lei se ne era andata,come se fosse colpa sua poi. In quel periodo uscii con tante ragazze, erano rapporti superficiali e così come iniziarono finirono anche. Poi trovai mio marito e in lui il mio migliore amico. Mi è sempre stato accanto. Conoscendo Elena, le sarebbe stato simpatico.

Quel giorno, il 2 agosto, una ragazza di nome Elena prendeva un’aereo per l’America. Pronta ad imparare una nuova lingua. Quel giorno, quella stessa ragazza, salutava il suo fidanzato, la sua migliore amica,i suoi genitori e suo fratello con un sorriso,sapendo che li avrebbe ritrovati.

Poche ore dopo successe l’imprevedibile. Un guasto al motore dell’aereo lo fece decollare sull’oceano. Nessuna possibilità. Nessuna terra in vista.

Elena aveva il sogno di scappare da questo mondo troppo piccolo per lei e ce l’ha fatta.
Il 2 agosto, fu l’ultima volta che vidi la mia migliore amica.
Non abbiate paura di dire ai vostri amici quanto sono importanti per voi. Nel domani non c’è mai certezza.
Un saluto,
Michelle.”

Scese il gradino, mentre nell’aria si propagava il suono di un applauso. I suoi genitori, come ogni anno, erano seduti in prima fila. Avevano smesso di piangere dopo 9 anni che se ne era andata . Le rivolsero un sorriso cordiale,come per dirle grazie. Uscì dalla chiesa e si incamminò verso l’auto. Aperta la portiera si sedette, accese la radio. Per tutto il tragitto ascoltò “Wanderwall” degli Oasis e si ricordò di quando Elena gliela aveva fatta scoprire. Andandosene, le aveva portato via un pezzo d’anima e no, non l’avrebbe mai scordata.

Minutrodriaria (via minutrodiaria)

Ma che poi, questo testo lo scrissi quando dovevo partire ed ero fidanzata, praticamente mi auguravo di cadere con l’aereo e morire ahaha.

(via minutrodiaria)